
BC Roma, Nelson: "Siamo qui per restare, abbiamo il basket nelle vene"
Donnie Nelson, Managing Partner and General Manager di BC Roma, ha raccontato il progetto all'interno di un incontro con la stampa italiana organizzato al Circolo Parioli. Queste le sue parole:
Come nasce l’idea di BC Roma?
«Si è parlato molto di questo progetto, perché, nonostante il mondo sia molto grande, la famiglia del basket è molto piccola. Il primo con cui ne parlai fu Rimantas Kaukenas, che mi mise in contatto con il signor Vanoli. Da lì è cominciato tutto. Abbiamo capito subito che Roma rappresentava un’opportunità straordinaria. È una città con una storia cestistica importante e abbiamo pensato che ci fosse la possibilità di costruire qualcosa di davvero speciale. Vogliamo riportare Roma ai suoi fasti. È così che è nato questo progetto».
Nelson ha ricordato anche il legame con la Lituania, risalente alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, quando la nazionale baltica conquistò la medaglia di bronzo.
«Ho lavorato con la nazionale lituana per quattro Olimpiadi. Sono esperienze che creano rapporti destinati a durare per tutta la vita».
Il rapporto con la famiglia Vanoli
«Volevamo agire correttamente, rispettando la famiglia Vanoli e tutto quello che aveva costruito a Cremona. Per noi era importante che quel capitolo si chiudesse nel modo giusto. La storia di una società e il rispetto per le persone che ne hanno fatto parte sono aspetti fondamentali del nostro modo di intendere il basket».
Il gruppo ha quindi accompagnato la transizione verso il progetto romano nel rispetto dei tempi sportivi e delle persone coinvolte.
Quanto conta la storia NBA delle famiglie Nelson e Colangelo?
«Mio padre e il padre di Bryan giocavano a basket uno contro l’altro quando erano giovani. Poi le loro carriere hanno preso strade differenti: mio padre è diventato allenatore, mentre Jerry Colangelo ha intrapreso il percorso dirigenziale. Siamo cresciuti entrambi in questo mondo. Le nostre famiglie si conoscono da tantissimo tempo e il basket ha sempre fatto parte della nostra vita».
Nelson ha raccontato il legame che unisce da decenni la sua famiglia a quella di Bryan Colangelo. Donnie Nelson è figlio di Don Nelson, cinque volte campione NBA da giocatore con i Boston Celtics e successivamente storico allenatore della lega.
Bryan Colangelo è figlio di Jerry Colangelo, figura di riferimento della storia dei Phoenix Suns e del basket statunitense.
Entrambi hanno poi costruito importanti carriere dirigenziali nella NBA: Donnie Nelson ai Dallas Mavericks, con cui ha conquistato il titolo del 2011, e Bryan Colangelo con Phoenix Suns, Toronto Raptors e Philadelphia 76ers, vincendo due volte il premio NBA Executive of the Year.
Perché hai voluto Bryan Colangelo nel progetto?
«Quando abbiamo iniziato a costruire questa organizzazione, ho cercato qualcuno che fosse più bravo di me in questo lavoro. E quella persona era Bryan Colangelo. Bryan ha una grandissima esperienza, ha ottenuto risultati importanti nella NBA e ha svolto un lavoro straordinario anche a Toronto, contribuendo allo sviluppo del basket canadese. Vogliamo mettere questa esperienza al servizio di Roma».
Nelson ha ricordato anche l’apporto di George Killebrew, con cui ha lavorato per molti anni ai Dallas Mavericks, e delle altre figure internazionali coinvolte.
«Abbiamo tante competenze ed esperienze importanti, ma il DNA di questa organizzazione deve essere italiano, deve essere romano».
Qual è il ruolo di Roberto Carmenati nella nascita del progetto?
«Roberto è stato un elemento molto importante di questo percorso. È una persona che conosce il basket e che ha una straordinaria capacità di individuare il talento».
Nelson ha ricordato in particolare il lavoro svolto da Carmenati quando Luka Dončić era ancora giovanissimo.
«Roberto mi parlava di Luka quando aveva quattordici anni. Era già un talento speciale».
Quale identità volete dare a BC Roma?
«Vogliamo costruire una società con un DNA italiano e romano. Il basket ci scorre nelle vene, ma sappiamo che questa squadra deve appartenere alla città. Abbiamo il massimo rispetto per Roma e vogliamo che i giocatori si identifichino con la maglia e con le persone che rappresentano».
Nelson ha richiamato l’esempio di Dirk Nowitzki, diventato nel corso della carriera un simbolo di Dallas.
«Dirk è arrivato dalla Germania ed è diventato parte della comunità di Dallas. Vorremmo creare lo stesso tipo di rapporto fra i nostri giocatori e Roma».
Perché la scelta di Nico Mannion?
«Nico è stato il primo giocatore che abbiamo scelto e non è stato un caso. Volevamo mandare un messaggio ai tifosi: vogliamo costruire una squadra con una forte identità italiana. È un segnale del nostro impegno nei confronti del basket italiano e del progetto che vogliamo realizzare».
Che percentuali ci sono di entrare in NBA Europe?
«Non possiamo sapere oggi quali siano le percentuali. Le discussioni sono in corso e forse sappiamo qualcosa in più rispetto a voi, ma non molto di più. Dobbiamo avere un po’ di pazienza. È una situazione in evoluzione».
Nelson ha espresso anche una riflessione sul rapporto fra NBA Europe ed EuroLeague.
«Avrebbe senso avere un’unica grande lega. Non so se il mercato possa sostenere due competizioni direttamente concorrenti».
Senza NBA Europe che fine farà il progetto BC Roma?
«Il nostro impegno è riportare un campionato a Roma, come ha fatto questo signore (indicando Valerio Bianchini al suo fianco, ndr). Non siamo qui per poco tempo o per una settimana. Vogliamo coinvolgere le famiglie, costruire una comunità e riportare il grande basket a Roma».
Qual è il rapporto con la Virtus Roma?
«Abbiamo il massimo rispetto per la Virtus Roma, per la proprietà e per la sua storia.La storia del basket romano è importante e vogliamo riconoscere tutto quello che è stato fatto prima di noi».
Nelson ha inoltre ricordato che grandi città come New York e Los Angeles ospitano più squadre professionistiche, sottolineando come anche Roma possa avere spazio per progetti differenti.
Cercate altri partner o proprietari? Qual è il rapporto con la famiglia Friedkin?
«Non cerchiamo altri partner o proprietari, ma sappiamo come questo progetto abbia suscitato tanto interesse. Ryan Friedkin è un mio amico e siamo aperti a ogni discussione, con lui abbiamo già avuto modo di confrontarci su tante questioni».
Nelson ha aggiunto che il progetto ha attirato attenzione anche a livello internazionale.
«Ci sono molti capitali interessati al mondo dello sport, ma vogliamo essere selettivi e scegliere le persone giuste con cui lavorare».
Quale sarà la futura casa di BC Roma? La risposta di Nelson e le prospettive di Carmenati.
Il tema degli impianti è stato affrontato sia da Donnie Nelson sia da Roberto Carmenati, che hanno illustrato la visione del Club e il percorso per individuare una soluzione adeguata alle ambizioni della società.
«Non abbiamo paura di iniziare con umiltà. Siamo una realtà nuova e oggi è importante avere un gruppo unito, con la giusta mentalità e la voglia di vincere. Non importa se il palazzetto può contenere tremila o trentamila persone: quello che conta è costruire la squadra nel modo giusto», ha spiegato Nelson.
Il General Partner ha sottolineato anche l’importanza della collocazione dell’impianto, richiamando il modello del Madison Square Garden di New York: un’arena nel cuore della città, facilmente raggiungibile e parte integrante della vita urbana.
La prospettiva di BC Roma è quella di poter disporre, nel tempo, di una casa che favorisca la vicinanza tra la squadra, i tifosi e la comunità, permettendo ai giocatori di sentirsi parte della città e ai romani di riconoscersi sempre di più nel Club.
Sul piano operativo, Roberto Carmenati ha illustrato la situazione attuale degli impianti e le possibili prospettive per BC Roma, distinguendo le soluzioni disponibili nel breve periodo dalle opportunità future. Tra queste è stata richiamata anche l’ipotesi del Foro Italico, legata agli eventuali interventi infrastrutturali e alle valutazioni dei soggetti competenti, tra cui Sport e Salute che è titolare dell’impianto e ha nel suo progetto di riqualifica anche la copertura del Centrale. La società sta quindi affrontando il tema con un approccio graduale, valutando le diverse possibilità in funzione della crescita del progetto, senza che sia stata ancora individuata e annunciata una sede definitiva. L’obiettivo resta quello di trovare una soluzione sostenibile e coerente con le ambizioni sportive e organizzative di BC Roma, mantenendo sempre centrale il rapporto con la città, con i tifosi e con le famiglie.
Come pensate di conquistare i tifosi?
«Una famiglia alla volta, un tifoso alla volta. Dobbiamo andare porta a porta, stringere le mani, incontrare le persone e conquistare la loro fiducia. Vogliamo creare una comunità».
Nelson ha sottolineato l’importanza della presenza dei giocatori nella vita quotidiana della città.
«Vogliamo che i tifosi possano incontrare i nostri giocatori per strada, al supermercato. È così che una squadra diventa parte della comunità».
Che impressione ti ha fatto la risposta del pubblico romano?
«Mi avevano detto che a Roma sarebbe stato difficile portare tante persone a vedere il basket, perché il calcio è lo sport dominante. Invece abbiamo visto un palazzetto pieno, famiglie, bambini e un pubblico che è rimasto fino alla fine. È stata una serata straordinaria per la pallacanestro professionistica a Roma».
Nelson ha espresso grande soddisfazione per la partecipazione del pubblico alle prime partite.
L’INTERVENTO DI BRYAN COLANGELO
L’esperienza NBA e il rapporto con Donnie Nelson
Bryan Colangelo ha ricordato la lunga carriera di Nelson ai Dallas Mavericks e il contributo dato alla crescita del basket internazionale.
«Donnie ha fatto cose straordinarie nella sua carriera. Quello che sta cercando di costruire qui a Roma è qualcosa di speciale».
Colangelo ha ripercorso anche alcuni momenti della propria esperienza dirigenziale, citando Steve Nash e Mike D’Antoni e ricordando l’importanza di costruire una squadra attraverso scelte corrette e rapporti di fiducia.
«Ho avuto la fortuna di fare alcune scelte nel momento giusto. Nel basket il tempismo è importante, così come avere le persone giuste».
Il valore di costruire una società da zero
«Non capita spesso, nel mondo dello sport, di poter iniziare praticamente da zero: scegliere i colori, costruire una squadra, definire un’identità. È un’opportunità straordinaria».
Il rapporto con la stampa
«La parola rispetto è molto importante per tutti noi. Rispettiamo il gioco, rispettiamo la sua storia e le persone che sono venute prima di noi. E rispettiamo voi giornalisti, perché siete una parte fondamentale del racconto di questo sport. Non si tratta soltanto del risultato di ieri o di quello di domani. Ogni giorno si scrive una nuova pagina di storia e voi ci aiutate a raccontarla. A volte sarà una storia positiva, altre volte negativa. Ma è importante raccontarla con onestà».
L’INTERVENTO DI VALERIO BIANCHINI
Il significato della rinascita del basket romano
Valerio Bianchini ha raccontato con emozione il proprio coinvolgimento nel progetto BC Roma.
«Quando Roberto Carmenati mi ha parlato di questa opportunità, inizialmente ho pensato che sarei potuto diventare una specie di reperto archeologico, una figura da tenere lì per ricordare il passato. Poi ho parlato con Donnie e ho capito il livello delle persone che avevo davanti e la passione che avevano per questo sport».
Bianchini ha ricordato gli anni nei quali il grande basket è rimasto sostanzialmente assente dalla scena sportiva romana.
«Per chi ha dedicato la propria vita alla pallacanestro, vedere Roma senza una presenza importante è stato doloroso. La possibilità che qualcosa possa rinascere è meravigliosa».
Ha quindi sintetizzato il significato personale di questa esperienza con un’immagine:
«I battiti del pallone sul parquet sono i battiti del cuore».